Recensione Come Sole dentro Me



Come Sole dentro Me di Martina Villa

Judith, 27 anni e un talento straordinario, è una persona solare e brillante: dopo una laurea in biotecnologie, ora è al terzo anno di medicina e sta svolgendo il tirocinio. Ha anche presentato un progetto al board dell’ospedale di San Francisco, il quale potrebbe rivoluzionare il mondo degli interventi chirurgici.

Carmichael è invece il suo opposto: ha diciassette anni più di lei, è il capo di cardiochirurgia dello stesso ospedale e porta con sé un passato piuttosto complesso. Dopo un matrimonio fallito e una famiglia che non lo ha mai sostenuto davvero, le persone su cui può contare sono poche: sua sorella, la sua migliore amica Katherine e il collega Brandon.

Quando il progetto di Judith viene approvato, i due si trovano inevitabilmente a lavorare insieme.

Prima di tutto ringrazio Martina per avermi dato la possibilità di leggere il romanzo in collaborazione.

La trama, a mio parere, ha un potenziale davvero enorme, ma la resa finale è frettolosa, cosa che mi ha portata a non riuscire ad affezionarmi davvero ai personaggi.

Questo è il secondo libro di una serie di autoconclusivi (il primo è dedicato al fratello di Judith e alla migliore amica di Carmichael) e questa cosa, secondo me, si avverte abbastanza. Il rapporto odio/amore tra i protagonisti viene spesso menzionato, ma già intorno al 20% del libro Judith si apre con Carmichael raccontandogli aspetti molto personali della sua vita — cose che lei stessa dice di non aver confidato a molte persone. Questo passaggio mi è sembrato un po’ rapido rispetto alla dinamica iniziale tra loro.

Anche il motivo del loro antagonismo mi è sembrato poco solido. Carmichael è un chirurgo affermato, ma fatica ad accettare la presenza di Judith perché lei eccelle in ciò che fa e riceve molte attenzioni. Considerando il suo percorso e la sua posizione, mi è sembrata una reazione un po’ immatura.
Dal lato di Judith invece il risentimento è più comprensibile, visto che lui inizialmente la tratta con poca considerazione.

La scrittura dell’autrice è molto scorrevole e valida, ma a tratti la narrazione corre un po’ troppo velocemente. Il tempo che passa tra gli eventi è spesso solo suggerito e non sempre risulta chiaro, per cui si ha la sensazione che tutto accada molto velocemente — quasi nell’arco di pochi giorni — quando in realtà la storia copre circa un mese. Detto questo, la scrittura resta comunque scorrevole e questo mi ha sicuramente aiutata a proseguire fino alla fine.

Verso il 60% ho avuto qualche difficoltà a comprendere le scelte dei personaggi. In particolare c’è una scena in cui la madre di Carmichael accusa Judith di essere un’arrampicatrice sociale. Lui la rassicura dicendole che le opinioni dei suoi genitori non influenzano le sue decisioni e che vuole stare con lei, ma Judith reagisce affermando che in realtà lui "desidera tornare con la sua ex moglie". Questo passaggio mi è sembrato poco coerente con quanto mostrato fino a quel momento.

Anche alcune reazioni emotive di Carmichael mi sono sembrate un po’ estreme, soprattutto considerando che nel libro viene sottolineato il suo percorso di crescita personale con la psicoterapia.

Ci sono poi alcune dinamiche secondarie che mi hanno lasciata un po’ confusa, come la gestione del rapporto con la madre di Judith e alcune informazioni legate alla ex del fratello. Probabilmente sono aspetti approfonditi nel primo libro della serie, ma qui mi sarebbe piaciuto avere qualche spiegazione in più, perché risultano comunque rilevanti anche per questa trama.

In conclusione, è una storia che aveva davvero molti elementi interessanti, dal contesto medical al potenziale della relazione tra i protagonisti, ma che avrebbe beneficiato di uno sviluppo più graduale e approfondito.


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